ottobre 2006

a. XII, n. 5  [68]

 

 

Sull'apologo della donna e del biscotto

 

di Mario Pianezzi

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 OTTOBRE 2006

Il pezzo intitolato “850 piatti di zuppa”, che è apparso nel numero precedente di questo giornale, ha suscitato non poca curiosità, soprattutto per una frase che compariva nella parte centrale dell’articolo, nella quale si citava l’apologo della donna e del biscotto…, che sarebbe potuto diventare un manifesto politico per il terzo millennio.

 

In effetti si può capire la perplessità di quanti non hanno partecipato al concerto nel quale fu raccontato l’episodio chiave dell’apologo, poiché, non conoscendo i fatti, l’interpretazione diventa oggettivamente difficile se non impossibile. Pertanto a beneficio di tutti i non presenti ecco in sintesi l’episodio.

Finito il Concerto di Santa Caterina, oggetto del succitato articolo, al quale ha partecipato oltre un migliaio di persone, gli operai, membri del Comitato hanno “coraggiosamente” offerto a tutti i partecipanti i biscotti e un bicchiere di buon Vermentino fresco. Si trattava di savoiardi, che di solito vengono presi in coppia, ma, dato il numero delle persone, quasi tutti hanno avuto il buon gusto di prenderne uno solo per dar modo di poterne godere al massimo numero delle persone.

Un signore, forse più goloso e avido degli altri, ne pretendeva due, ma ha trovato il fermo diniego della signora che li offriva, la quale gli ha detto con decisione: ”Ne prenda uno, poi se tutti gli altri avranno avuto la possibilità di avere il loro biscotto e ne rimangono, ne potrà prendere anche un altro”.

All’episodio ha assistito Enzo Decaro, che con Paolo Fresu presentava i concerti commentando i fatti più significativi della giornata. L’attore, con la brillantezza che lo caratterizza, lo ha poi raccontato agli spettatori osservando che, se il metodo seguito dalla signora fosse stato seguito dai governanti di tutte le nazioni, forse gran parte dei problemi di malnutrizione e di fame che ci sono in questo mondo si sarebbero potuti risolvere.

In buona sostanza, quella signora, forse inconsapevolmente, stava sostenendo un principio semplice ma che, se applicato universalmente, avrebbe potuto cambiare in modo radicale questo nostro mondo, dove si producono risorse in grado di nutrire dodici miliardi di persone (dati della FAO) quando sul pianeta vivono sei miliardi e mezzo di individui, ma nei paesi più poveri circa un miliardo di persone soffrono ancora la malnutrizione e milioni di persone, soprattutto bambini, muoiono di fame.

Le statistiche sono spaventose: si parla di cinque milioni di bambini morti per fame, in età compresa tra uno e cinque anni; circa 14.000 al giorno, più di quattro volte i morti del famoso undici settembre nelle torri gemelle; due miliardi e mezzo di uomini sopravvivono con meno di due euro al giorno; gli U.S.A., con il 4% della popolazione, consumano il 24 % dell’energia mondiale e i paesi industrializzati con il 25 % della popolazione, ne consumano i 4/5.

Il principio che stava sostenendo quella signora è quello di una più equa e solidale distribuzione delle ricchezze che sono concentrate nelle mani di pochi. I paesi del benessere rappresentano solo un quinto della popolazione mondiale, il che significa che cinque miliardi di persone vivono al di sotto della soglia di povertà e circa un miliardo di queste al limite della sopravvivenza.

Il principio che stava sostenendo quella signora è quello di una società più umana e solidale, che una volta soddisfatti i bisogni primari di tutti, materiali e immateriali – un biscotto a tutti –, quelli che rimangono li distribuisce in base al merito di ciascuno.