ottobre 2006

a. XII, n. 5  [68]

 

 

La Banda bernardo De Muro [51]

 

Raimondo Dente intervista Gian Martino Meloni

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 OTTOBRE 2006

Fra i tanti berchiddesi che hanno scelto la musica come professione non ce n’è uno che non abbia in iniziato i primi solfeggi con la Banda Bernardo De Muro di Berchidda.

Questo ci fa onore, poiché la banda è un bene di tutti i berchiddesi, come ci conferma Gian Martino Meloni.

Leggendo quanto ci ha dichiarato lo ringraziamo per la sua disponibilità.

 

Racconta la tua storia musicale: Quando e a quale età sei entrato a far parte della banda?

Ho iniziato a suonare in tenerissima età, per caso, come quasi sempre succede; mio fratello, che studiava in seminario, aveva imparato lì i primi rudimenti; quando rientrava a casa stava sempre a suonare canzoni e melodie varie, ed io stavo ore ad ascoltarlo: era una gioia incredibile, cantavamo sempre, è li che ho imparato ad orecchio a riprodurre tutto sulla chitarra, prima su una sola corda, poi ho iniziato da solo a costruirmi i primi accordi. Devo a lui i miei inizi, poi ho proseguito in Conservatorio.

Il mio ingresso in banda avvenne in modo fortunoso. Avevo circa dodici anni; il caso volle che per una serata mancasse il percussionista titolare, "Ninnio", quindi dovetti sostituirlo. Così iniziai a suonare saltuariamente i piatti, strumento nobilissimo quanto sottovalutato dai giovani. In orchestra è fondamentale perché è necessario contare tutte le misure, altrimenti si va fuori: una responsabilità enorme, che spesso non viene riconosciuta a chi suona questo strumento.

Comunque sia, ad onor di cronaca devo dire che il mio rapporto con la banda è stato – mio malgrado – saltuario, si è svolto sempre in situazioni e tappe alterne perché quando andai ad abitare a Sassari i vari impegni di studio non mi permisero di rimanere in modo continuativo. Nonostante questo sono tornato molto volentieri in vari progetti originali suonando anche la chitarra: situazioni molto belle da concerto.

 

Racconta il primo giorno che hai suonato. Che effetto ti ha fatto?

Nella banda suonavano molti miei amici; andavo spessissimo a sentire le prove, così ebbi modo di sentire il primo "suono grosso" da ensamble: fu una vera scoperta. Un episodio curioso si verifìcò quando portai per la prima volta il fagotto; ci fu un vero stupore generale nel vedere uno strumento così anomalo per la banda: era più alto di me. Piero Fresu mi prendeva sempre in giro. E’ uno strumento dal suono stupendo, richiestissimo in orchestra.

 

Racconta la tua prima gita e qualcuna che ti sia rimasta impressa.

Probabilmente ad Oschiri o a Monti, suonando i piatti. Ricordo bene che non riuscivamo a trovare una giacca che mi stesse bene: erano tutte troppo larghe, così ne indossai una che mi arrivava quasi alle ginocchia.

Ricordo un altro aneddoto, assolutamente curioso, legato al periodo in cui suonavo in banda il fagotto: andammo ad una gita a Ploaghe: avevo dei pantaloni che mi stavano lunghi, così Giuseppe Demuru, da buon sarto, pensò bene di mettere degli spilli, come orlo; ad un certo punto, mentre sfilavamo, l'orlo cedette e i pantaloni arrivarono a coprirmi le scarpe, impedendomi di camminare. Dovemmo chiedere aiuto alla prima casa dove una gentile signora, insieme alla moglie di Giuseppe, si misero a cucire in tutta fretta, permettendomi di continuare.

 

Ricorda il Maestro ed i compagni di musica, specialmente i più anziani.

Il primo Maestro fu Tiu Bustianu Piga, con il quale ebbi modo di instaurare un ottimo rapporto. Suonammo con lui assieme al compianto Gian Lucio Meloni in molti matrimoni, sia a Berchidda che fuori: una persona veramente positiva che amava moltissimo la musica, aveva la capacità e la forza di catalizzare i ragazzi verso quest'arte. Non è poco.

Ho avuto modo di suonare molto anche con Mario Busellu, anche se lui non era ormai più in banda. Sono centinaia le serate che abbiamo fatto dappertutto; eravamo ancora quasi dei bambini quando ci portava in giro. Infine ho suonato sotto la guida di Giovanni Fais.

I compagni erano tanti, a partire dai miei compagni di scuola come Agostino e Mario Casu, il compianto Franco Crasta, "Bottareddu", un amico stupendo, poi via via tutti gli amici che sono andati in Conservatorio come Raffaele Appeddu, Pietro Uleri, i Direttori Tore Grixoni, Gian Franco Demuru, quello attuale, Antonio Meloni, con il quale ho condiviso diversi progetti in aree musicali diverse; musicisti con cui coltivo un'ottima amicizia ancora oggi.

Dei musicisti più anziani ricordo in particolare la simpatia travolgente di Giannetta Sini "Zio Gianni". Mi chiamava sempre compare Furio.

 

Ora dovresti dirmi i benefici che hai avuto dalla musica e quali consigli daresti ai giovani riguardo alla musica.

La musica è un viaggio estremamente creativo, affascinante, un percorso in grado di formare un essere umano sotto tutti i punti di vista: musicale, culturale, sociale. E’ certamente in grado di regalare momenti di estrema felicità, anche se non è priva di grandi difficoltà.

Ai giovani non mi sento di dare dei consigli: solo di avere molta passione e pazienza, è quella che poi da la forza di aggirare le difficoltà che sono tante.

Vorrei dire ai ragazzi che la banda è un bene di tutti e deve assolutamente esserci.

Viva la banda.