ottobre 2006

a. XII, n. 5  [68]

 

 

Vendemmia Rock

 

di Sergio Crasta

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 OTTOBRE 2006

La vendemmia 2006? C'è poco da discutere. A Berchidda è scesa in campo, anzi in vigna la "iPod Generation", per partecipare alle operazioni di raccolta delle uve, dando così un notevole contributo per migliorare l'economia locale. L'entusiasmo di questi giovani e la voglia di partecipare alla vendemmia andrebbero incoraggiati oltre che per ragione di cultura e tradizione, anche per evitare che tra qualche anno tra i filari ci siano solo i giovani extra comunitari.

“I Metallica? Macchèè… meglio i Nomadi, oppure gli intramontabili Rolling Stones. Mentre tagli, la musica ti rilassa un po’". Dicevano alcuni giovani "lavoranti".

Mattinate di fine estate, filari carichi d'uva, ragazzi che canticchiano, forbici che lavorano senza sosta. Molti giovani Berchiddesi, dei quali alcuni alla prima esperienza di lavoro e muniti di cuffiette del iPod (il diffusore-mini stereo mp3), ad un anno di distanza con grande entusiasmo sono ritornati nei vigneti.

“E' faticoso” dicevano alcuni di loro, “ma pure divertente. Musica, uva, campagna. Si può fare no?”

“Si guadagna anche sino a cinquanta euro al giorno”, dicevano altri, un bel gruzzoletto, prima di ritornare a scuola o all'università”.

Il fenomeno, già consolidato da anni nel nord dell'Italia per la raccolta delle mele, prende piede anche a Berchidda perché, come nel resto del Paese, la mano d'opera in agricoltura è sempre più scarsa. Certo, fino a quando noi vignaioli Berchiddesi non ci convertiremo alla raccolta automatizzata anche negli impianti tradizionali, la caccia alle braccia sarà sempre più agguerrita. Dunque, che anche questo anno c'era qualcosa di nuovo nel periodo della raccolta delle uve, si capiva già dai primi giorni di vendemmia. Infatti, sin dagli albori, i giovani si radunavano a gruppetti in Piazza del Popolo e, fatta la conta e indossato il k-way, si trasferivano veloci veloci in campagna dove, durante le ore di lavoro, si potevano notare lungo i vigneti, al limitare della strada, dove cominciano i fìlari, una sfilza di motorini parcheggiati in perfetto ordine, caschi griffati, zainetti.

A mezzogiorno tutti concordavano che era arrivato il momento di zittire lo stomaco. I giovani, al contrario degli anziani, preferivano tenersi leggeri perché il lavoro al pomeriggio sembrava più faticoso. Per questo, addentando il panino rigorosamente portato da casa, commentavano tra di loro: “Certo, se tutto va bene, in dieci giorni metteremo da parte cinquecento euro, un milioncino delle vecchie lire, che sommato alla paghetta farà un bel gruzzolo per l'autunno, mica male!”. “Però” replicava un esordiente "certo che spezza la schiena!". Non tutti "spalancano" i vigneti ai giovani "lavoranti". Infatti, molti vignaioli berchiddesi per questo lavoro preferiscono manodopera più esperta, ma quando non è sufficiente ecco che tra i filari si innesca la rivalità. Infatti, per utilizzare in sinergia il vigore fisico dei giovani e l'esperienza degli anziani, si facevano lavorare in coppia lungo i filari.

L'esperimento in qualche caso funzionava, in altri era come mettere d'accordo il diavolo con l'acqua santa, e… non mancavano le discussioni.

“Sos giovanese no hana esperienza” dicevano alcuni anziani, attestati "mostri" della forbice di lungo corso “medal viasa, umpare a s'udrone de sa ua, segana puru sa ide, fattende piusu dannu che profettu e posca, a s'oltada de s'ogju imbolana tottu intro sa cascetta, cun su perigulu poi, de faghere dannu in sa chentina de su inu; e, cando los iscontriasa, sigomente hana cussu ispessia de diaulu de tupponese in orjasa, no intendene mancu alchibusada veruna”.

“Ma su peusu de tottu” rincarava la dose un altro anziano “este chi onzi olta toccada a noisi a los aggiuare a che oghare s'oldine, proite pro su piusu sunu sempre cuntrestende e burulende tra issoso”.

Vero! Nei primi giorni di vendemmia è successo questo. Però dopo esserne trascorsi alcuni di faticoso lavoro, spesso, avveniva il contrario. Infatti, la vigoria fisica dei giovani inesorabilmente prevaleva su quella degli anziani, che iniziavano ad essere sopraffatti da una comprensibile stanchezza, tanto che ora erano loro a dare una mano a portare a termine il filare carico d'uva da vendemmiare.

“Gaffù Zanu però!” arringa un giovane ormai smaliziato e rivolto a tiu Ninniccu, facendo capolino dal filare in tono scherzoso ma pungente “Pro folza a sera no ponidese fattu innennende; a bustare, grascias a Deu, chena s'atteru, bos azzisi mandigadu unu lavamanu de maccarronese e como sezzisi sempre andende a buffare abba e piscende”.

Tiu Ninnicu accusa e para il colpo come può. Il fisico è stanco, ma la mente è lucida. Capisce che la risposta deve essere pronta, altrettanto scherzosa, ma con il sale e con il pepe. L'esperienza gli insegna che la stessa deve funzionare anche da antidotto per scaricare la tensione di tutti accumulata con ore di faticoso lavoro.

“Proite” sbotta tiu Ninnicu “ti so dende fastizzu?” E incalza “Si no parede chi sia piscende in bucca tua!” taglia corto in modo quasi graffiante.

Nonostante la stanchezza, una risata a crepapelle metteva giovani e anziani nuovamente d'accordo, tanto da far riprendere con più lena l'ultimo ma interminabile filare da vendemmiare della giornata.

Insomma, la vendemmia a Berchidda oltre che ad un fatto di socialità, insieme ad una utilissima esperienza come primo lavoro, riavvicina i giovani alla campagna che è stupenda.

Al ritmo del rock.