agosto 2006

a. XII, n. 4  [67]

 

 

850 piatti di zuppa

di Mario Pianezzi

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 AGOSTO 2006

Ottocentocinquanta piatti di zuppa. E’ questo il numero indicativo delle dimensioni della diciannovesima edizione del Time in Jazz. Delle migliaia di persone che si sono ammassate intorno ai magici strumenti di Antonello Salis e di Stefano Bollani, si sono arrampicate sugli olivastri secolari della chiesa di Santa Caterina e si sono distribuiti lungo i declivi della collina in sacrale silenzio per ascoltare le note che si perdevano nel cielo terso di mezza estate assieme ai loro applausi.

Ben 850 si sono fermati a gustare il più classico dei piatti della tradizione berchiddese, la zuppa, che si ottiene facendo cuocere nel brodo di pecora la classica spianata berchiddese tagliata a piccoli pezzi, che viene poi condita con abbondante pecorino e ragù di carne di pecora. Ma che bontà! Una leccornia! A seguire 850 piatti di carne di pecore bollite, la cui carne tenerissima si scioglie in bocca, e 850 insalate di contorno e vino di un rosso simile a sangue di lepre per favorire la digestione e per allontanare le preoccupazioni e le angustie della vita. Il tutto organizzato in modo ordinato e puntuale.

 

Questo il pranzo. Ma prima del pranzo, alla fine di un concerto irripetibile, che ha entusiasmato le migliaia dei partecipanti, sono stati offerti, in segno tangibile dell’ospitalità berchiddese, dagli “operai” di Santa Caterina, più di 850 bicchieri di vermentino e più di 850 biscotti. Fatto che ha ispirato al bravissimo Enzo Decaro l’ormai famoso apologo della donna e del biscotto, che potrebbe diventare un manifesto politico del terzo millennio. Più o meno la stessa folla ha seguito gli altri concerti delle chiese campestri che si sono svolti tutti in maniera molto ordinata, grazie all’impeccabile organizzazione degli addetti ai servizi e dei numerosi volontari che si sono prodigati per alleviare al massimo le difficoltà delle migliaia di belle persone che hanno “invaso” il paese nei giorni del festival.

Chi conosce la storia di Time in Jazz sa bene che, sino a pochi anni or sono, i concerti si tenevano all’interno delle chiese, che potevano ospitare meno di cento persone. Da qualche anno, essendosi registrato un costante aumento di presenze, si tengono all’esterno, nei sagrati, per far fruire la musica alle migliaia di persone che arrivano da tutto il mondo. E ben 850 hanno potuto gustare la bontà della zuppa fumante. 850 piatti di zuppa, mangiati ai tavoli ombreggiati da olivastri secolari della chiesa di Santa Caterina che forse hanno contribuito a convertire anche gli avversari più scettici e diffidenti che osteggiavano il festival e ne parlavano male, non capendo, forse per partito preso, l’importanza di questa eccezionale manifestazione ed il lustro che dà all’intera Sardegna, ma anche all’Italia, nel panorama della musica internazionale, ma soprattutto a Berchidda, che attraverso le note della musica è conosciuto in tutto il mondo.

Lunga vita al Festival!