agosto 2006

a. XII, n. 4  [67]

 

 

I sani divertimenti

de "sas cumpanzias"

di Lillino Fresu

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 AGOSTO 2006

Fino agli undici o dodici anni, dopo cena non usciva nessuno in giro con gli amici. Un po' più grandetti si formavano le comitive stabili (sos cumpanzos), che erano in genere composte da un minimo di venti, fino ad un massimo di trenta giovani. L'età in genere variava al massimo di due o tre anni, ed in maggior parte eravamo tutti della stessa classe: già amici di scuola, poi il militare, o comunque tutti del vicinato, sia in paese che in campagna.

Fino all'età di quindici anni circa giocavamo con diversi passatempi: giochi a nascondino o a cavallino, figurine e anche a soldi, quando ne avevamo. Trottole, jo-jo, calcio, ecc.

Organizzavamo qualche spuntino a base di salsicce, pancetta e la notte della vigilia del Natale compravamo l'agnello.

Ci riunivamo in qualche magazzeno e non dico altro dove! Nelle case di abitazione non potevamo stare perché in genere eravamo in molti e nelle famiglie non tutti avevano grandi stanze disponibili, salvo in qualche abitazione di gente di pinnettas, se non c'erano in quel momento i familiari.

In tal caso, nel camino arrostivamo l'agnello. Cominciavamo già a bere vino (la birra ancora non era molto usata) e molte volte ci inebriavamo di alcool, ma comunque sempre di vino.

Le domeniche andavamo in comitiva da unu zilleri all'altro e quando ci spostavamo intonavamo le canzoni in voga. Lì ci incontravamo con gli altri gruppi che scherzavano e poi ogni greffa seguiva per proprio conto.

Nei zilleris non mancavano le chitarre, che qualcuno in genere sapeva suonare, o meglio strimpellare come si sapeva e si poteva; poi si cantava – chi aveva un po' di voce buona – in Re o a muttos. Cantavamo anche le canzoni in voga e scolando fiaschi di vino. Essendo in molti, mangiavamo anche noccioline americane e, a suo tempo, castagne bianche o ghiande bruciate.

Ai Santi facevamo lo spuntino con le castagne arrosto e il pirizzolu (vino novello) e anche qualche altra cosetta. Ogni comitiva allestiva una sala da ballo e c'era anche la possibilità di fare amicizia con qualche ragazza; era una grossa soddisfazione “essere in parola”, vedersi ogni tanto, fare qualche passeggiata in piazza o qualche scampagnata. Il resto era tutto precluso. Era quello l'ambiente e le ragazze di allora avevano la loro dignità e riservatezza ed anche i giovani (giù le mani!) salvo…

 

Ñ

 

Per chi non aveva il coraggio o il modo per dichiarare il suo amore ad una ragazza, si usava mandare un suo amico o parente (su mandadalzu) e succedeva che il mandatario o il messaggero magari la dichiarava per sè e poteva avvenire tutto il contrario del previsto, a seconda dei gusti della ragazza; allora con il vero innamorato erano forti rancori con conseguenze sgradevoli. A volte si combinava la coppia anche tramite qualche lettera.

Succedeva che in parola (in paraula) si poteva rimanere per molti anni e di rado succedeva la “Caporetto”, cioè la ritirata, come nella guerra del '15-'18. In genere tutto filava liscio fino a quando non si giungeva al matrimonio. Quando si decideva per il lieto evento i genitori del giovane andavano a chiedere la mano della ragazza per il loro figliolo innamorato, visto che lui era impaziente di averla tutta, la futura sposa, e non solo la mano... Andavano di notte nella casa della promessa sposa ed esternavano il motivo della visita, anche se gli altri stavano già aspettando in quanto già avvertiti dalla ragazza, ed avevano preparato dolci, rosolio, vino e altro.

Arrivati a questo punto il <no> non esisteva. Decidevano allora il fidanzamento ufficiale (s'abbrazzu) ed invitavano dalle due parti i parenti, sempre dopo cena. Il promesso sposo, appena giunto alla porta della casa della promessa sposa, la abbracciava e la baciava. Tutti gridavano “un altro bacio! Istringhela ancora!”, immaginando ingenuamente che quella fosse la prima volta di tali manifestazioni di affetto. In realtà c'erano state anche intimità più ravvicinate (cose che succedevano anche a quei tempi!). Quindi si festeggiava l'evento.

Poi i fidanzati uscivano liberamente, ma solo in paese. Tanto non c'erano macchine per andare altrove. Dopo cena il giovane andava a casa della amata e passavano un paio d'ore assieme anche abbracciati, ma per quanto riguarda altro, ad esempio il baciarsi, non era facile perché c'era sempre la mamma che osservava. Ma in qualche maniera la frigaiana su matessi ed almeno il bacio della dispedita era immancabile, specialmente se la mamma no lis poniat fattu fenament'a sa janna!

Tali usanze e abitudini erano in voga fino all'epoca della guerra. Poi le cose un po' si addolcirono e poi ancora presero le redini usanze più brutte e dannose per la morale e la decenza.