agosto 2006

a. XII, n. 4  [67]

 

 

Cookin' Jazz

XIX Time in Jazz (2006)

 

di Giuseppe Sini

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 AGOSTO 2006

L'alta marea degli appassionati di jazz che per la settimana di ferragosto ha pacificamente invaso il nostro paese si è lentamente ritirata lasciando soddisfatti organizzatori, promotori, esercenti, musicisti, artisti e quanti hanno a cuore una manifestazione sempre più interessante e rinomata.

Da quasi un ventennio a questa parte si ripete un rituale che porta il nostro paese all’attenzione dei media e non finisce di sorprendere per le dimensioni sempre crescenti. Migliaia di giovani e meno giovani prendono d’assalto il paese occupando alberghi, campeggi, case di campagna a volte spiazzi delle stesse. Numerose case del centro storico riaprono i battenti e rivivono, anche se per pochi giorni, entusiasmi e amarezze, gioie e dolori propri dell’esistenza. Quasi d’incanto una chiesa campestre, un picco del Limbara, un angolo del paese, scelto per uno dei tanti concerti o sede di una mostra, diventa meta quasi obbligata per una multiforme moltitudine di musicofili provenienti da località più disparate. Ascoltano i concerti in religioso silenzio, osservano con competenza le più variegate manifestazioni dell’arte e al termine del momento culturale si mettono in marcia per la successiva tappa in programma.

Non c’è stanchezza che tenga. Una moltitudine ancora una volta tranquilla, culturalmente preparata, ordinata e partecipe che ha trovato attenzione, ospitalità e gentilezza.

Molti hanno rilevato che quest’anno i visitatori sono apparsi più qualificati seppure il loro numero sia stato di molto superiore agli ultimi anni. L’organizzazione comunque ha retto brillantemente grazie ai numerosissimi volontari impegnati per garantire puntualità ed efficienza.

Gli atteggianti dei berchiddesi nei confronti di questo fenomeno sono i più disparati. C’è chi lo segue con entusiasmo: negli anni è cresciuto il gruppo degli estimatori che partecipano con passione ai concerti compiaciuti dalla bravura degli artisti. Non mancano gli indifferenti che non si sbilanciano neanche per un parere e assistono neutrali quando non colgono l’occasione per trasferirsi altrove. Ci sono i contrari a questo evento che cercano in tutti i modi di criticare gli atteggiamenti degli ospiti e ingigantiscono gli ovvi inconvenienti che pure si determinano. Gli interessati per motivi commerciali, infine, attendono con ansia questo momento per risollevare le sorti della propria attività e impinguare i conti del proprio esercizio. Da qualunque angolatura la si osservi questa rassegna contribuisce ad animare e a vivacizzare il sonnecchiante tran tran quotidiano del paese.

Il tema di quest’edizione è stato l’enogastronomia con particolare riferimento alle tradizioni della cucina locale, alcune particolarmente tipiche e originali, e a quelle più rinomate dell’arte culinaria regionale. Un occhio alla musica e un altro alla scoperta di antichi e nuovi sapori. Il jazz d’altro canto si presta ottimamente a questo connubio anche se certe esibizioni sono apparse un tantino forzate. Alla luce di questo tema diverse famiglie hanno organizzato mense domestiche per i visitatori proponendo i piatti tipici della nostra comunità con – a quanto risulta – ottimi risultati sia per il proprio bilancio che per il palato dei consumatori.

Fedele alla tradizione di distillare di anno in anno qualche sorprendente ed inattesa novità, Paolo Fresu, limitativamente definito direttore artistico dell’evento, ha introdotto quest’anno le parate musicali in aeroporto e il treno sonoro, contenitore-imbonitore di musicalità, sul percorso Cagliari-Berchidda. Nel solco della tradizione, la rivisitazione di celebri melodie di Fabrizio de Andrè, iniziata lo scorso anno con il pianista Danilo Rea e con Paolo Fresu, curata con successo da Maria Pia de Vito e Rita Marcotulli all’Agnata.

Ancora una volta si sono rivelati indovinati per la loro ambientazione e per il seducente repertorio i concerti alle prime luci dell’alba di apertura e di chiusura del festival sul Montalvu dedicati a Billy Sechi grande amico di Paolo e del nostro paese che hanno richiamato sulle vette del Limbara centinaia e centinaia di appassionati.

Tra i protagonisti che hanno in qualche modo lasciato il segno nell’edizione di quest’anno Stefano Bollani, Arve Henriksen, Carla Bley, Paolino Dalla Porta, Peppe Servillo. Sempre intelligenti e divertenti gli interventi di Enzo Decaro. .Molto apprezzate le performance fornite dalla Gangbé Brass Band che ha saputo suscitare allegria nelle diverse serate superandosi nella chiusura finale di ferragosto.

A tutto questo bisogna aggiungere le rassegne di film a carattere etnografico curate da Gianfranco Cabiddu, in collaborazione con l’Istituto Superiore Regionale Etnografico e le innumerevoli esposizioni organizzate dal PAV di Antonello Fresu e di Giannella Demuro.

Ineccepibile il coordinamento generale della manifestazione curato da Riccardo Sgualdini, puntuale nel diramare comunicati stampa e variazioni di programmi.

Ancora una volta si è riusciti a creare una magica atmosfera di festa alla quale hanno contribuito un po’ tutti. Con una sottolineatura particolare per Paolo Fresu, antipersonaggio per eccellenza, sempre disponibile, paziente, attento alle sollecitazioni che da più parti gli provenivano, puntuale e bravissimo musicista nelle diverse incursioni effettuate come protagonista o come coprotagonista. Il Festival costituisce un impegno di non poco conto per Paolo che ad esso dedica energie, cura per i dettagli, anche i più insignificanti e attenzioni per rinnovare formule e sperimentazioni. Da parte sua la soddisfazione di regalare alla propria comunità una pubblicità straordinaria grazie a molteplici articoli, servizi e recensioni su radio, televisioni e giornali. Un ritorno di immagine che serve a valorizzare quanto si produce sia culturalmente durante la rassegna, sia materialmente attraverso l’intelligente operato dei produttori locali. Fuori dei confini municipali Berchidda, istintivamente abbinata al pecorino, al vermentino, al sughero, ai dolci, oggi è indissolubilmente accostata a Paolo Fresu e al Time in jazz. “Fare Time in jazz – ha detto Paolo – è come comporre per me: dietro c’è un pensiero preciso”.

Attendiamo con curiosità le suggestioni che scaturiranno dalla ventesima edizione. Siamo certi che saprà essere all’altezza delle precedenti.