giugno 2006

a. XII, n. 3  [66]

 

 

INTRIGHI E MISTERI A BERCHIDDA nell'800 (4)

 

di Giuseppe Meloni

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 GIUGNO 2006

(1), piazza del popolo, a. XI, n. 6 (63)

(2), piazza del popolo, a. XII, n. 1 (64)

(3), piazza del popolo, a. XII, n. 2 (65)

 

Trascorse un mese e mezzo e il pagamento non veniva effettuato. A quel punto il Marogna inoltrò un sollecito al nuovo sindaco, Pietro Piga, che era succeduto al Grisoni. Sospettava che dietro il nuovo capo dell’amministrazione berchiddese ci fosse ancora la mano del vecchio sindaco. Di lui osservava: “Pietro Piga, uomo dedito ai propri affari, e che non si è mai dedicato né alle lettere, né alle muse” e aggiungeva “io ho ferma fiducia che la fonte sia sempre la stessa, quantunque abbia cambiato nome”.

Pietro Piga gli rispondeva il 20 marzo 1872 in questi termini. Era necessario ascoltare “le vive istanze scritte e verbali dei comunisti (gli assegnatari delle terre comuni n.d.r.)” che chiedevano una nuova stima sull’equivalenza dei lotti. La situazione si faceva preoccupante; bisognava “rassodare la popolazione che pareva volesse tendere ad una sommossa in conseguenza di continui assembramenti nei luoghi pubblici”. Il sindaco ricordava al geometra quelle che, secondo lui erano sue responsabilità.

Il Marogna si giustificò ancora. Notava che qualche differenza tra lotto e lotto era comprensibile, poiché in operazioni di tale spessore non era possibile operare con “rigorosa esattezza”. Scaricava le colpe sui periti “perché essi solo analizzarono il terreno ed essi solo ne diedero il prezzo relativo”. Il lavoro del Marogna si era limitato, quindi, ad attribuire la superficie in rapporto ai valori segnalati dai periti; periti “ch’essa amministrazione aveva prescelti e sui quali riponeva ogni fiducia”.

D’altra parte, notava, il regolamento di riferimento non prevedeva che i lotti dovessero essere “esattissimamente tutti di egual valore”, ma “possibilmente di valore eguale”. Come potevano i lotti essere tutti di uguale valore se “l’Amministrazione Comunale, volendo trar partito di quelle squallide gole dei contrafforti del Limbara, commetteva una solennissima imprudenza nel dividere un terreno che ha assolutamente un valore nullo”.

Il Marogna si scaglia ancora contro gli amministratori del paese, la cui arroganza, sostiene, si può trovare nelle parole che il segretario Cossu Mundula gli ripeteva frequentemente: “Berchidda faceva a modo suo perché poteva”. Intendeva dire che il paese si sentiva forte, ricco.

Il 12 aprile il sindaco Piga rinnovò l’invito al Marogna per una nuova definizione dei lotti di diverso valore, ma questi si rivolse direttamente al Prefetto esponendo le sue lamentele in merito all’operato degli amministratori. Fu allora che il signor Grisoni, che nel paese poteva essere considerato “il vertice della pietra filosofale”, sebbene non più sindaco, volle dire la sua scrivendo la lettera del 2 maggio che abbiamo già analizzato.

Il Marogna invita il fratello a non dare molta importanza a questa lettera, in quanto scritta da persona che non aveva alcuna delega specifica dal Comune, e di non curarsi, in generale di altri “pettegolezzi da donnicciuola”.

Seguì un altro carteggio nel quale il 15 maggio Marogna scrisse al Prefetto esponendo il suo punto di vista e minacciando azioni legali contro il Comune, nei confronti del quale vantava ancora consistenti crediti.

Il prefetto ripose il 21 maggio riconoscendo il diritto dell’amministrazione di Berchidda di ricorrere ad una nuova divisione dei lotti; non si esprimeva in merito alla correttezza della posizione del Marogna ma ne rispettava l’intenzione di far valere i suoi diritti.

A conclusione dell’ultima lettera del nostro carteggio al fratello Giuseppe, Angelo Marogna si lascia andare ad uno sfogo pieno di livore e di male parole nei confronti dei berchiddesi. Ad essi attribuisce “crassa ignoranza”, “privati intrighi”, “odi personali”, e li definisce in conclusione “un’accozzaglia di gente”.

Il Marogna terminava la sua lettera con un riepilogo dei singoli punti trattati in forma analitica in queste pagine e con un auspicio: “Il giudizio al pubblico, e se ne accorgerà ai Tribunali”.

 

In conclusione, dall’analisi del carteggio del geometra Marogna emerge, pur con le dovute eccezioni, un giudizio fortemente negativo sull’ambiente di Berchidda nel quale si trovò ad operare alla metà dell’800 e sui suoi amministratori.

Sono considerazioni che maturarono nel corso di una complessa operazione di ridistribuzione delle terre comuni. Questa, come è risaputo e come la documentazione – sia pur di parte – qui esaminata, conferma, non sempre si sviluppò con criteri di equità e onestà, ma privilegiò spesso chi aveva più influenza e potere personale.

L’intera materia potrebbe (e dovrà) essere studiata ulteriormente attraverso l’esame della consistente documentazione conservata nell’Archivio Comunale o in altri archivi.